Alfonso Errico - Voce, Testi
Leonardo Albanese - Chitarra
Maurizio Cavaliere - Basso, Tastiera
Wadir M.V. Marchesiello - Pc, Controller, Fx
Victus
Un Azzurro
Cascando
Chimera
Confessioni
Le Parole Non Dette
La cifra letteraria la si evince sin dal nome, Nastenka è un personaggio de Le Notti Bianche di Dostoevskij, ma i riferimenti della band di Alfonso Errico sono da cercare sicuramente più vicino nel tempo e nello spazio. Quanto abbia influito la lezione della new wave italiana lo comprendiamo chiaramente nell'arpeggio 'siberiano' dell'opener Victus dal quale emergono i primi Diaframma, quel certo declamare conciso dei Massimo Volume ed il microglitch degli Offlaga Disco Pax.
Ora che siamo sicuri di non esserci sbagliati e di aver sbaragliato il campo da possibili dubbi, può cominciare la recensione.
Un Azzurro tende ad aprirsi a distese ambient ad un passo dall'isolazionismo ed offrono una perfetta base ai versi asciutti della voce, quantunque sia sempre il paradigma wave a dominare la scena. Cascando offre una maggiore tensione electro-rock e dinamiche di movimento dalla metà in avanti, pur restando all'interno di una stanza poetica che è più un antro in cui i Nastenka han deciso di rinchiudersi consapevoli che le possibili variazioni da percepire sono minime.
Chimera è quella che mi piace di più con le sue sospensioni glitch iniziali, l'oscuro minimalismo wave e la 'decadence' dei versi. E' qui che gli animi dark più sensibili traggono linfa per i propri sogni corrotti da visioni di 'voluttà e dolore' e si entra in atmosfere da Coil degli '80.
L'e.p. si chiude con Confessioni, quasi una preghiera post-industrial recitata sulla consueta base di elettronica sostanziale e cupezza terminale.
Solo alla fine dell'ascolto quindi si comprende che ciò che è messo davanti è solo un inganno, a mò di cavallo di troia, che non sono quelle forti reminiscenze di nobile background italico ad essere lo scopo di Nastenka, molto più interessante è lo sbriciolarsi indietronico delle macchine di Marchesiello o il riportare certi concetti sottesi della cultura post-industrial nel nostro apatico contemporaneo.
Poi certo, con tanta carne al fuoco anche i Nastenka sanno che bisogna affrancarsi sempre di più dai modelli che colonizzano il nostro inconscio musicale ma probabilmente per questo tipo di progetti in cui le liriche e la relativa rappresentazione non son seconde a quella che è la parte meramente strumentale il mio suggerimento forse lascia il tempo che trova.